123. La crisi dell'impero austro-ungarico.

Da:  G.  Mann, Storia della Germania moderna, 1789-1858, Garzanti,
Milano, 1978.

Nel  seguente  brano  lo storico tedesco Golo Mann,  figlio  dello
scrittore  Thomas  Mann,  ci presenta  la  complessa  e  difficile
situazione   dell'impero  austriaco  nell'et   dell'imperialismo.
Espulso  dalla  Germania  dalla  politica  di  Bismarck,  l'impero
multietnico   asburgico,  che  in  un'epoca   caratterizzata   dai
nazionalismi appariva un residuo del passato, anche se  prosperoso
e  ricco  di  cultura,  dovette volgersi  esclusivamente  ai  suoi
interessi  nei Balcani. Qui tuttavia incontr la resistenza  della
Serbia, piccolo stato slavo che, appoggiato dalla Russia, mirava a
riunire  e  ad egemonizzare le altre popolazioni slave  sottoposte
all'Austria.  Le  crescenti  difficolt  incontrate  nel   settore
orientale  spinsero  gli  austriaci ad  allearsi  con  la  potente
Germania, alla quale essi erano comunque accomunati dalla lingua e
dalla  cultura.  A  sua volta la Germania, che aveva  maturato  in
Medio  Oriente forti interessi economici, aveva bisogno della  pi
debole Austria come tramite con quelle regioni. Tutti questi  nodi
intrecciatisi  nell'impero  non sarebbero  mai  stati  felicemente
risolti:  l'Austria propriamente detta, di tradizioni  germaniche,
sarebbe  entrata nell'orbita politica della Germania; le  tensioni
con  la  Serbia avrebbero provocato lo scoppio della prima  guerra
mondiale; la successiva riunione in un regno unitario degli  slavi
del  sud (serbi, croati e sloveni), differenti per forza militare,
religione,  struttura  economica e tradizioni  culturali,  avrebbe
condotto  agli infelici esiti che possiamo ancora oggi constatare.
visto  come Bismarck aveva creato il piccolo Stato nazionale  [una
Germania  imperniata sulla Prussia] per ostacolare il  pi  grande
[una  Germania che comprendesse anche l'impero asburgico], e aveva
costretto il vecchio impero degli Asburgo a un'esistenza  propria,
divisa  dalla  Germania. La soluzione sembrava buona  sulla  carta
geografica.   E  ancora  per  lungo  tempo  un'estesa  superficie,
infatti, esclusa la Russia, mostrava i colori austriaci;  solo  un
po'  pi  ridotto in superficie si stendeva ad ovest e a  nord  di
essa il nuovo impero germanico. Ma questo atto di separazione  non
poteva   dissolvere   i  legami  della  storia,   della   comunit
linguistica e culturale, degli interessi economici e politici. Due
imperi, il primo uno Stato nazionale tedesco, l'altro parzialmente
tedesco, tedesco secondo la sua origine, la sua dinastia,  la  sua
volont,  ma includente un paio di dozzine di popoli non tedeschi,
slavi,  magiari, italiani, che costituivano una nazione eterogenea
-  all'epoca  del  nazionalismo tutto questo poteva  difficilmente
costituire  una  situazione  definitiva.  I  Tedeschi   si   erano
accontentati di uno Stato nazionale frammentario ed avevano  quasi
dimenticato i sogni del 1848. Facevano ora indubbiamente  politica
mondiale, piuttosto che politica grande tedesca, dirigevano le
loro  energie, quelle economiche, quelle politiche, sui sette mari
piuttosto che nella valle del Danubio. Ci malgrado la Germania  e
l'Austria  non  arrivavano a separarsi l'una dall'altra.  Entrando
nell'alleanza  del  1879  [stretta in  prospettiva  antirussa  nei
Balcani], Bismarck stesso aveva gi dovuto ammettere questo. [...]
Da  un  altro punto di vista per la frontiera dei due  Stati  era
fittizia.  La nazione tedesca non poteva cambiare la sua  origine,
come   non  poteva  esimersi  dal  partecipare  al  destino  delle
nazionalit  dell'Europa  centrale e sud-orientale.  Gli  Svizzeri
erano   divenuti  una  nazione  a  s.  Gli  Austriaci  no;  erano
raggruppati  in  modo  cos  vario all'interno  della  monarchia
[...],  che  non  ne avrebbero neppure avuto la possibilit.  Essi
erano  un  popolo  dello Stato, leali austriaci,  leali  sudditi
dell'imperatore  Francesco Giuseppe. In quanto nazione  dovevano
guardare  al di l delle frontiere verso la Germania. Il  concetto
di   nazione  non  poteva  essere  definito  in  modo  conseguente
nell'impero asburgico. [...].
La  monarchia  degli  Asburgo era una sopravvivenza  del  passato,
l'unico  grande  Stato non nazionale nel secolo del  nazionalismo.
Aveva  avuto  stretti  rapporti  con  la  Spagna,  aveva  dominato
l'Italia  e la Germania, la Borgogna, il Belgio: e tutto  ci  era
finito. Invece essa aveva esteso la sua sovranit lungo il Danubio
e  sulla penisola balcanica: sempre lo stesso centro di potere, la
stessa  capitale,  la stessa casa regnante. Ci  dava  allo  Stato
austriaco  la  sua unit, anzi lo scopo della sua esistenza;  ecco
perch  esso  era detto abitualmente la monarchia.  La  riunione
politica  di paesi e popoli, chiamata Austria, non era un semplice
caso.  Altrimenti questa unione non avrebbe durato tanto a  lungo.
Altrimenti  la sua fine non avrebbe causato scosse cos  violente,
non avrebbe provocato un disordine cos permanente.
Anche  la  vita nella vecchia Austria, durante gli ultimi  decenni
dell'imperatore Francesco Giuseppe, deve esser stata molto  bella.
Anche   qui   vi  erano  crescente  agiatezza,  libert  politica,
sicurezza  di diritto; un'amministrazione capace, sebbene  un  po'
complessa;  una  cultura  matura,  sempre  creatrice.   Essa   era
prevalentemente  tedesca, ma di un carattere tedesco  particolare;
ancora  nutrita  di  vecchie tradizioni cosmopolite;  aperta  alle
influenze  del Sud e del Sud-Ovest, meno aggressiva della  cultura
nazionale  dell'impero  di  Bismarck.  Accanto  ad  essa  cresceva
l'aspirazione  dei  popoli  minori  all'autonomia  culturale,  dei
Cechi,  dei  Polacchi, dei Magiari, dei Croati e degli  Iugoslavi.
Tutto  ci si riscontrava nella vecchia Vienna, che era e non  era
tedesca  perch traeva le sue linfe vitali da tutti i lembi  della
monarchia.   Al   di  sopra  delle  sue  popolazioni   troneggiava
l'imperatore, un uomo di un leggendario tempo passato, il  giovane
signore della controrivoluzione del 1848 ormai vecchio, esperto  e
pessimista. La gente l'amava ora, o almeno lo ammirava, come  pure
apprezzava  il  suo severo stile di vita, la sua  degna  esistenza
laboriosa, fedele al dovere. Non si facevano discorsi retorici  da
parte  sua, non clamorose mancanze di tatto, ma levate alle cinque
del  mattino  in estate e in inverno, lavoro fino a notte  per  il
bene  del  suo  popolo,  come  lo  intendevano  l'anziano  signore
Francesco Giuseppe e la sua Vienna; il valzer dell'imperatore  e
le  storie  della  foresta viennese; la regia armata  imperiale;
[...]    tenenti   generali,   consiglieri   aulici,   consiglieri
commerciali;  teatro  di  corte  e  caff;  poemi  di   Hugo   von
Hofmannsthal  [1874-1929],  teneri,  ricchi,  nobili  e  pieni  di
spirito,  drammi di Arthur Schnitzler [scrittore  vissuto  fra  il
1862  e  il 1931], indagini sull'anima del pioniere Sigmund  Freud
[1856-1939,  fondatore della psicanalisi]: gli  uomini  che  hanno
vissuto  quell'epoca  hanno le lacrime agli  occhi  se  la  vedono
rievocata  sentimentalmente al cinema. Come mai questo non  poteva
continuare?  Perch  la sventura che trasform cos  profondamente
l'Europa  inizi  proprio  qui? Perch  lo  Stato  austriaco,  che
presentava  numerose caratteristiche simpatiche  e  liberali,  era
divenuto  fonte di tanta colpa? Ah, c'era anche molto  odio  nella
vecchia Austria, e Vienna stessa, la Vienna dorata lo covava  come
un  focolare  d'infezione.  Odio del  popolino  contro  gli  Ebrei
numerosi  e agiati nella capitale, eccitato da demagoghi,  sovente
fomentato  anche  da uno dei grandi partiti; odio della  borghesia
contro i socialdemocratici, odio delle nazionalit, dei Tedeschi e
degli  Slavi, gli uni contro gli altri; odio degli uomini  falliti
contro quelli pi fortunati. [...].
Gi nel 1866 e nel 1871 la monarchia si era dimostrata prigioniera
della  Germania. Essa lo divenne ancor pi nella misura in cui  la
potenza  russa  si accresceva, mentre l'Inghilterra abbandonava  i
suoi  vecchi  interessi nel Vicino Oriente, in modo che  tutto  il
peso  della difesa dell'Europa sud-orientale di fronte alla Russia
toccasse agli Austriaci. Essi non avrebbero mai potuto sopportarlo
senza  l'aiuto  della  Germania. Da parte sua  la  Germania  aveva
bisogno dell'Austria perch dall'Austria passava la strada verso i
Balcani e l'Asia Minore, regioni che l'imperialismo tedesco  aveva
l'ambizione di considerare il suo retroterra. Fin dai  primi  anni
del  '900  la Germania aveva bisogno dell'Austria, anche  per  una
ragione pi valida: perch era ora il suo unico alleato. Non molto
forte,  non  molto di fiducia, ma il solo. Ci dava ai diplomatici
austriaci un'occasione per una diplomazia ardita, giacch la parte
pi  debole  ha spesso un'influenza preponderante in una  societ.
Essi  non potevano separarsi dalla Germania, ma potevano attirarla
occasionalmente in avventure spiacevoli, dato che la Germania  non
poteva separarsi da loro. [...].
Al  Nord  della  penisola balcanica, vicino  all'Ungheria  e  alla
Bosnia,  si  trovava  la  stirpe dei Serbi che  aveva  conquistato
progressivamente  la  sua indipendenza nel diciannovesimo  secolo,
lottando  contro  i  Turchi.  Un  popolo  indomito,  valoroso;  un
minuscolo regno di contadini, di soldati e di poliziotti.  Tragici
eventi   si  svolgevano  in  Serbia,  rivoluzioni  di  palazzo   e
assassinii,  e  non c'era molto da sperare laggi. Ma  gli  uomini
politici  serbi  avevano grandi idee in capo.  Anch'essi  volevano
fare  del  loro  Stato  ci che era una volta,  nel  Medioevo  per
esempio. C'erano Serbi anche in Bosnia, nella regione amministrata
dagli  Austriaci e austriaca dopo il 1908. I Croati inoltre e  gli
Sloveni, sudditi dell'imperatore Francesco Giuseppe, potevano  ben
essere considerati uniti ai Serbi in base alla loro lingua. Non vi
era  l  qualcosa come una grande nazione iugoslava, non  facevano
forse  tutti  parte di diritto di un solo Stato  [che  si  sarebbe
realizzato  di  fatto  dopo la prima guerra mondiale]?  In  realt
questo  era  un nonsenso. I Croati avevano una storia  diversa  da
quella  dei Serbi, avevano vissuto durante un migliaio  d'anni  in
comunit  con  l'Ungheria,  avevano volto  i  loro  sguardi  verso
l'Occidente,  verso Roma, verso l'Austria; la loro  religione  era
quella  cattolica romana. Dal punto di vista della  civilizzazione
essi  erano  molto  pi  progrediti dei  Serbi.  L'insoddisfazione
tuttavia  esisteva anche per i Croati: intellettuali insoddisfatti
immaginavano una nazione iugoslava. I nazionalisti serbi ne  erano
contenti, l'idea si lasciava sfruttare per un ingrandimento  della
Serbia. La Serbia era l'unico Stato iugoslavo indipendente,  aveva
un  re,  una capitale, un'armata, un'amministrazione; la direzione
della  causa iugoslava doveva dunque spettarle. La Serbia  era  il
Piemonte degli Iugoslavi - questo motto era ormai popolare;  per
la  Iugoslavia la Serbia avrebbe fatto ci che cinquant'anni prima
il Piemonte aveva fatto per l'Italia. A Vienna e a Budapest questo
paragone  ricordava cose spiacevoli. Qui, i diplomatici  imperiali
lo intuivano, si prospettava per la monarchia un pericolo a cui ci
si  doveva  opporre:  il  movimento  iugoslavo  all'interno  delle
province austriache e, nel piccolo regno fin troppo attivo, al  di
fuori.  Croati, Sloveni e Serbi hanno trovato pi tardi, come  noi
sappiamo, l'unit da loro auspicata. Nell'impero iugoslavo i Serbi
hanno esercitato in seguito una dittatura di ferro sopra le stirpi
fraterne, molto pi dura della prepotenza usata a danno dei Croati
nella vecchia Austria. Dal canto loro, quando venne il momento,  i
Croati  hanno massacrato con piacere alcune centinaia di  migliaia
di Serbi [durante la seconda guerra mondiale, quando la Croazia si
rese indipendente]. Una tale unione non fu davvero vantaggiosa!.
L'impero   austriaco   riteneva  la   sua   esistenza   minacciata
dall'agitazione iugoslava; quello russo vi vedeva un'occasione per
l'allargamento della sua influenza imperiale. I popoli dei Balcani
erano  infatti  slavi e slavi erano anche i Russi. La  Russia,  la
grande  potenza  slava,  aveva il chiaro  dovere  di  assistere  i
piccoli  fratelli slavi. Si tratta della causa slava,  telegraf
una  volta  lo  zar  ai re di Serbia e di Bulgaria  ammonendoli...
Anche  questa pretesa fraternit era naturalmente un nonsenso.  La
Russia non aveva niente da cercare nei Balcani dal punto di  vista
storico,   non  aveva  bisogno  dei  Balcani,  aveva   all'interno
dell'immenso  suo  paese altri compiti da svolgere  che  avrebbero
potuto far apparire estremamente superfluo uno sperpero delle  sue
energie  in  dispute balcaniche. La causa slava  esisteva  tanto
poco  quanto  esisteva quella germanica; i Russi  avevano  tanto
poco in comune con i Serbi come i Tedeschi con i Norvegesi o con i
Boeri.  Ma a che cosa serve chiamare gli sbagli con il loro  nome,
dopo? Quando gli uomini vogliono avere dei contrasti, essi avranno
dei contrasti e ogni artificiosa chimera sar valida, allora, come
pretesto.
